Sono atterrato con un Fokker 50 a Oyu Tolgoi, Gobi Desert (Mongolia): pista in terra battuta e struttura aeroportuale formata da 2 tende. Che ci son venuto a fare? Ovvio, qui uno ci viene solo se ce lo mandano per lavoro (e una volta nel senso “lavori forzati“): passo due giorni in gaio centro minerario che si propone di diventare nei prossimi anni il più vasto del pianeta.
La prima impressione è come essere arrivati sulla Luna. Il nulla. Poi in lontananza cominci a vedere delle enormi costruzioni azzurre e un esercito di persone con tute termiche arancioni che si muove (no, non è Guantanamo, pirla). Si, ce l’ho anche io la tuta arancione. No, non mi sento un hare-khrisna e non ho velleità da monaco buddista, cazzo.
In 6 mesi è sorta una città (4mila persone), regolata da rigidissime regole di sicurezza e da processi produttivi che non si fermano nè di giorno nè di notte nè durante i weekend. In 10 minuti perdi la cognizione del tempo. In 4 giorni cominci a parlare col tuo casco protettivo, in 3 settimane intrattieni discussioni sportive col micro-onde: la salute mentale è un fattore primario. Esagero, ma l’unica cosa che puoi fare qui è lavorare non stop fino a quando non ti rispediscono da qualche parte per il turno di riposo.
Ho cenato nella mensa (ovvio che non ci siano alternative a meno di 1,784 kilometri di distanza): il cibo (di buona qualità) deve soddisfare il fabbisogno calorico di minatori esposti a temperature che arrivano a -50°c quando c’è vento.
Antipasto con costine di brontosauro, primo di patate, peperoni e panna, stufato strogonoff di proporzioni bibliche e mattone di dolce con uova, uva passa e frutta secca macinata. Calcolo calorico equivalente al fabbisogno di tutta la popolazione di Livigno per il mese di gennaio. Proteine? le stesse che un Tyrannosaurus Rex assorbiva in 5 anni di caccia.
Domani ho 5 ore all’aperto da queste parti: roba da ridere se non avessi paura che mi cadano i denti per il ghiaccio che ci si forma sopra.
Un’immagine sola: il ridente aeroporto di Oyu Tolgoi ….


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