Il creek venerdí mattina

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Nel gioco di rimbalzi e carambole di questa settimana sono atterrato a Dubai ieri sera.

Abbandonato alla vita socialmente frenetica dell’Emirato? Certo, rimasto in camera a lavorare fino alle 23 e poi collassato a dormire: il risultato è stato che mi son svegliato alle 5 di mattina, sconvolto come un gallo che ha usato LSD al posto del mangime.

Il sacro fuoco di un’ora di palestra si è spento rapidamente guidandomi verso un più tranquillo breakfast. Ho una mattinata di recupero per tutto ciò che mi son dimenticato o non ho potuto fare nei 5 giorni precedenti. Sono nell’albergo che fa rosicare la concorrenza (vero Alice, eh eh) e far colazione guardando il sole sorgere sul Creek è qualcosa che, quando la pianterò definitivamente di passare da queste parti, mi mancherà.

La giornata mi è stata scandita dalla regolarità delle conference calls: nell’unica ora libera mi sono autoconvinto che fare due passi fino al Deira City Center sarebbe stata una buona idea per staccare un po’.

Pirla che non sono altro, e son lustri che vivo da queste parti.

Il venerdí la storica prima shopping mall di Dubai si anima con qualsiasi bipede in grado di muoversi in modo autonomo o pluriassistito. All’anagrafe appaiono famiglie indiane che hanno generato 32 figli e sono tutti aggrappati al carrello della spesa con espressioni di felicità circense.

Lavoratori pakistani che vagano tenendosi per mano, visto che l’unica cosa che possono permettersi di acquistare è l’aria che si respira. Russi, entusiasti delle offerte di retail, che credono fermamente nell’assurdo slogan del Dubai Shopping Festival “Più spendi più risparmi“, e chiamano entusiasti a casa, muggendo i prezzi degli articoli per farne incetta anche per amici, conoscenti, proletari e oligarchi.

Dopo mezzora di slalom speciale nell’umanità consumista son tornato sui miei passi e mi son messo a parlare con il resto del mondo al telefono.

Check-out a mezzanotte, facilitato da una mia assidua frequenza dell’albergo dove sono, arpiono un taxi per andare in aeroporto. Capisco subito sarà oggetto di una nota su questo mio diario: il driver sta amabilmente chacchierando al telefono e conosce benissimo l’uso dell’acceleratore, mentre sul resto dei sistemi di guida (freni, volante, fccie direzionali, etc) è un sereno principiante.

Parte a razzo che manco un dragster gli sta dietro, declamando la sua passione per il cricket al connazionale che lo ascolta dall’alto capo del telefono, commentando gli ultimi acquisti del Peshwar e le scelte tattiche delle squadre di Lahore e Islamhabad.

È cosí infervorato che non vede un dosso dissuasore alto come il muro di Berlino e ci affonda il muso come se non esistesse. Faccio in tempo ad aggrapparmi alla maniglia e abbassarmi: lo vedo decollare dal sedile, lui, il telefono, il rosario che aveva nell’altra mano.

Hey brother, as you may see it is not at all safe to use your mobile while you drive, eh? Now I can call you Giulio Andreotti as your neck is well inside your chest, ah?“.

Mi guarda torvo nello specchietto, masticando un paio di denti che ci deve aver lasciato nell’impatto con il soffitto dell’auto. Mi scarica davanti al terminal augurandomi tutto il bene del suo dio, mentre io continuo a ridere come un pirla.

La foto di oggi? Penso di averla già fatta e condivisa una decina di volte, ma, visto che mangio sempre le stesse cose, mi sembra sempre attuale. È il mio breakfast di stamani.

Festina lente, sed festina guys, torno a casa stanotte …

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One response to “Il creek venerdí mattina”

  1. Dario Avatar
    Dario

    E le altre 8 portate non le hai fotografate?
    Le uova col bacon? l’insalata di frutta con yogurt “intero” e miele? i pancakes con lo sciroppo d’acero? la fetta di torta con panna?

    Dai, non fare il modesto….

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