Stamani sono atterrato a London alle 8:40, salito sull’Heatrow Express che collega l’aeroporto con Paddington e poi ho proseguito nella Bakerloo line fino a Oxfort Circus, saltato sulla Circle e sceso a 400 metri dall’ufficio dove avevo la raffica di meeting fino alle 17 locali (please notare la finezza dei verbi di moto non ripetuti).
London mi piace e mi piace la gente di London: l’ho visitata la prima vola a 14 anni e non sono mai riuscito a togliermi la sensazione di educazione, civiltà, british style che ammiro. Non c’è chiasso o clamore. C’è educazione, saper vivere comune, rispetto per l’altro.
Mi piace viaggiare in metropolitana: il melting pot sociale che mi si offre è spettacolare. Razze, religioni, redditi, lingue, colori, odori, si incrociano senza urtarsi troppo. Ho avuto la tentazione, uscendo dall’ufficio nel pomeriggio per percorrere a ritroso il viaggio e andare ad imbarcarmi su un fat-body 777 che mi sacrrozzerà fino a Riyadh, di celebrare anche il rito del Pub e seccarmi un paio di pinte.
Tentazione scacciata come se avessi chiesto a J-Lo di non russare. Mi son dato del pirla. A ragione.
Mi confondo nella lounge con un’umanità in transito. Un texano mi si siede accanto e, lanciandosi la cravatta oltre le spalle, inizia una conversazione nella quale mi aspetto solo di vederlo con uno Stetson in testa, guidare una Cadillac con le corna di bue sul cofano.
Una coppia dall’altro lato si sta invece seccando delle caraffe di Chablis come se fosse acqua e gli occhi rossi di entrabi tradiscono una dubbia consuetudine al consumo di alchooli in tutte le forme e fermentazioni possibili. La sveglia di stamani alle 4.00am mi fa aspettare la poltrona dell’aereo come se fosse il migliore dei talami.
La pianto qui che è solo Lunedì ma son cotto come se fosse il Venerdì della settimana successiva.
La foto di oggi? Uno scatto “rubato” in un vagone della Circle Line.


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