Stamani alle 8 il traffico di Abu Dhabi, impreziosito dagli stili di guida in voga nella regione (vedi il post “ma come cazzo guidano“) e da una radicale ricostruzione faraonica della viabilità urbana, mi ha dato il buon giorno con una densità di carbonio e polveri sottili al cui confronto un fall-out radioattivo è un giardinetto delle montagne svizzere.
Al primo semaforo ho tentato una partenza bruciante: ho pestato sull’acceleratore della macchina-scarpone rosso Kia che mi hanno noleggiato con lo stesso schifo col quale schiacci il risultato della defecazione di un cane, e con la stessa energia liberatoria del Big Bang nella creazione dell’universo. La carrozzeria e la scocca si sono piegati sotto la pressione, il motore ha gemito prima e poi ululato, scaricando tutta la sua potenza a terra, contorcendo bielle e ingranaggi.
Quando ho raggiunto (dopo 600 metri abbondanti) la velocità di 62 chilometri orari, sono finalmente riuscito a superare il messenger Indiano della Aramex che guidava una scassatissima moto di 75cc. Patetico, sta macchina, oltre ad essere stat disegnata in preda ad una dissenteria fulminante (“cià, falla così che mi sto cacando addosso” avrà detto il progettista), ha le stesse capacità meccaniche del modello base della Trabant, storica auto prodotta nella Repubblica Democratica Tedesca – Germania Est per quelli che hanno meno di 40 anni, ma senza averne il fascino dei sedili fatti di cartone.
Va beh, lasciamo perdere che oggi ho una giornata in salatissima e qui c’è un caldo umido tale che in confronto la foresta pluviale è un luogo arido. Via faccio solo vedere (sotto) l’oggetto che sto guidando questa settimana. Astenetevi da commenti sarcastici, ve ne prego.


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