Da non credere, 36 ore e sono a casa

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Raccatto il bolo informe che ormai è il contenuto del mio bagaglio e, con patetici tentativi di ordine prussiano, incastro il tutto nel trolley (nuovo, l’altro mi ha abbandonato) e portavestito che sono stati la mia razione-K di sopravvivenza nelle ultime tre settimane. Le lavanderie degli hotel mi salutano gioiose, visto che hanno fatto il budget dell’anno lavandomi e stirandomi la biancheria.

Ebbene si, comincio un saltellante ritorno verso casa, fatto di auto, meeting, taxi, aeroporto, primo volo, immigration, cena di lavoro, nuovo check-in, nuovo volo e rimbalzo sulla pista di Milano. Cazzuta mania di ottimizzare il tutto: una roba tipo “si stacca e con un bel diretto te ne torni a casa” mi è avulsa. I’m pirla, I know.

Oggi ho pranzato con 3 avvocati: già la cosa potrebbe richiedere citrosodina a sdare, ma il peggio è che il lunch è avvenuto in un ristorante francese che proponeva, come specialità, una burrata prodotta a Al-Alain, un centinaio-e-un-po’ di kilometri da qui. Mi hanno detto che è un must da provare, una cosa nuovissima che solo in questo posto si può assaporare.

Ho tentato di spiegare che la burrata, quella che è burrata vera, viene prodotta nella Murgia, vicino ad Adria, nelle Puglie. Mi hanno risposto “Ah, we did not know the AL-Alain guys had licensed also Italy for the production” (“ah, non sapevo che i produttori di Al-Alain – Emirati Arabi Uniti – avessero concesso anche la licenza di produzione in Puglia“). Non ho insistito: ho capito che nulla avrebbe potuto scalfire le loro opinioni come alcuni ristoranti di Chicago che sostengono di aver inventato la pizza.

Impacchetto anche il pc, concedetemi uno short-post stasera: la foto è scattata ieri a Bur Dubai, il “cosone” che vedete in aria è una fermata della metropolitana.

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