Dissociato come un facocero allevato da una famiglia di quaglie

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Ieri pomeriggio sono rimasto al telefono ininterrottamente per 7 ore: alla fine ero dissociato come un facocero allevato da una famiglia di quaglie. Avevo lo stesso sguardo di Nicolson in The Shining (1980, da vedere) e, avviandomi verso l’uscita a raccattare la macchina, la gente mi faceva largo come se avessi avuto un macete sanguinante in mano: devo veramente far paura.

Uscito ho rantolato, ricordandomi che l’ultimo cibo l’ho ingerito intorno alle 6 di mattina, al breakfast, e mi son diretto verso un ristorante giapponese.

Sono 12 anni che vado nello stesso sushi bar (Tokio@TheTower), ma penso che stavolta sia giunto il momento di cambiare: da qualche mese tutto lo staff storico è cambiato, compreso lo chef che, quando mi vedeva arrivare andava a prendere il filetto di tonno e salmone migliori che avesse per affettare delle delizie che mi si scioglievano in bocca. 

Ambiente, servizio e qualità del cibo sono su un piano inclinato a far esercizi Galileiani, scendendo e scadendo rapidamente.

E’ un gran casino quando mi “scompare” un posto storico: viaggiando così tanto sono le mie “ancore” per mantenere un minimo di equilibrio e continuità, ma stavolta ‘sà da fare. Sono a lutto.

Qui a Dubai, nel raggio di 150 metri mi hanno chiuso, a Marzo, Scarlett (tex-mex e junk food, ma con hamburger di angus che non erano affatto male), il NoodleHouse è diventato una schifezza (vedi “Ho mangiato veramente male” sull’argomento) e adesso Tokio@TheTower mi è scaduto. Disastro.

Basta che mi chiudano Starbucks e poi faccio ricorso alla Corte dell’Aja contro i crimini di guerra.

Son cotto, la pianto qui. Vado a dormire.

L’immagine di oggi non può che essere la birra Kirin che mi son bevuto stasera, l’ultima provabilmente consumata lì.

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