Adesso che il titolo del post mi ha garantito 400 clicks in più, posso confermarvi che oggi vi parlerò di comunicazione e di mediazione culturale. Basso trucco per incrementare i lettori? Può darsi, ma siete voi a pensar male!
Stamani sul molo ho fatto da interprete, mediatore e negoziatore tra due Chinesi (che son piovuti qui dalla provincia dello Shi-Shuan), una coppia di Giapponesi, io e un assortito gruppo di Maldiviani e Indiani “Yes Sir!”.
“Today I want die” è stata la ferale richiesta del tipo cinese: mi son permesso di correggerlo “I guess you want to ‘dive’, not to ‘die’”. Penso che tu voglia immergerti e non “morire” come hai chiesto, amico mio.
“Yes, water, fish, die”: lascio perdere il fatto che potrebbe essere interpretato come la richiesta di far bollire l’acqua e metterci a morire i pesci. Comunque agita maschera e snorkel. Ha due orecchie che sembrano delle cotolette alla milanese dalle loro generose dimensioni, e da qui spuntano tappi gialli delle fattezze di scovolini da cesso che gli danno un’aria da Frankistein Trash.
La coppia di giapponesi annuisce e, compostamente, entrambi si mettono a ridere. Abbozzo un tentativo di umorismo sopra le righe: “è la stessa differenza tra ‘Budda’ e ‘budino’”: il primo è il fondatore della serena religione tanto diffusa dalle vostre parti.
Il secondo (il ‘budino’) è ciò che dà estasi a Barbara, mia collega che adora cibo e bevande ma, malgrado questo, mantiene un fisico da urlo: cazzo di segretò avrà? Doppio lavoro in miniera?
Il paragone tra l’estasi ascetica del Budda e quello della Barbara col budino non sortisce l’effetto voluto: mi sono spinto troppo avanti nella dialettica. Mi rivolgo allora allo staff, e col tono di un sergente dei marines “Are we ok guys?”. “YES SIR” mi arriva meglio che fossimo nel film “Platoon” di Oliver Stone (grandioso, da vedere assolutamente).
La ragazza giapponese si avvicina e mi chiede se percaso io sia un lottatore di sumo: la uccido con un’occhiata e le rispondo “no, sono solo grasso e ho della sabbia nel costume, per questo cammino così, e se insisti ti affetto come un sushi”.
Saltella indietro tra le braccia del compagno che sta camminando colle pinne da quando è uscito dal suo bungalow, dimostrando acume e atleticità paragonabili a quelle di un bradipo in terapia da Rohipnol.
Per rincarare la dose si accende una Marlboro da uomo duro, samurai-man, ignorandone gli effetti in combinazione con le apnee che ci apprestiamo a fare. In seguito scenderà ad una profondità tale che in un bidet non avrebbe toccato il fondo.
L’immagine di oggi è la lounge da dove sto scrivendo


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