Lo yacht di Noè

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Sono ormai quasi dieci giorni che sono rientrato dal deserto dell’Arabia Saudita, dove la confortante temperatura di 49°c cuoce tranquillamente le uova metaforiche, e, cazzo, continua a piovere. Ormai pascolo Beria con muta, pinne e boccaglio: la prima volta il cane non mi ha riconosciuto e mi guardava con la stessa aria interrogativa che avremmo noi se ET ci suonasse alla porta per chiedere se abbiamo un po’ di sala da cucina da prestargli.

Oggi, dopo essere uscito claudicante dalla palestra (vedi http://wp.me/pxAN5-la) ho lavorato da casa, e avevo un arretrato di minchiate entusiasmenti da mettere a posto che faceva paura. La giornata è scorsa senza lode né ignominia, con un finale nella pizzata con i genitori della classe di Cami, su cui però, ho giurato alla figlia, non posso fare alcun commento.

Fatevi quindi distrarre da un altro noiosissimo post cultural-storico: oggi ci sintonizziamo, in lode alla cazzo di pioggia che ci affligge, sulla storia dello Yacht di Noè, che batteva bandiera della Repubblica Dei Dieci Patriarchi Antidiluviani per motivi fiscali.

A onor di cronaca, pare che la sua avventura sia stata scopiazzata nella Bibbia da un poema del VII secolo aC, l’Epopea di Gilgamesh: ma qui stiamo parlando di storia Babilonese/Sumera e, se mi ci avventuro, mi classificano il blog come “dottrinale” e ci posso fare le ragnatele su google per i prossimi 12 anni-luce. Se vi sconfinfera di saperne di più, strinate una wiki-ata cercando “Gilgamesh, Re di Uruk“.

Tornando al nostro Noè, pare che avesse avuto informazioni da condanna per “insider trading” su un epocale disastro direttamente dal Grande Amministratore Delegato in persona, per intenderci quello che ha il logo con l’occhiolino che fa capolino dal triangolo oppure fa giochetti tipo “Io sono colui che è, uno e trino nello stesso momento“. (su questo date un occhio anche al dialogo tra Cesare e lo scriba nel post http://wp.me/pxAN5-ic).

Comunque sia, avuta la dritta di un prossimo diluvio universale (e qui alcuni dicono ne abbia parlato con tutti gli uomini, altri che se ne sia fottuto alla grande), prende e disbosca una foresta di cedri per costruirsi uno yacht di ben 132 metri di lunghezza (300 cubiti): una robetta che all’epoca avrebbe fatto apparire gli ultimi acquisti di Abramovich come semplici scialuppe di salvataggio.

Una volta costruita sta roba grossa come la portaerei Nimiz, Noé ebbe la trovata di battezzarla “Titanic” ma subito quelli della 20th Century Fox minacciarono una causa della Madonna (citazione voluta, visto l’ambiente agiografico) e allora il nostro patriarca tirò fuori un meno usato “Arca“.

Sempre secondo le istruzioni del boss, caricò una coppia di animali per ogni specie, genere, tipo, famiglia e chi ne sa altro delle classificazione della biologia, stipandoli assieme a cibo e, ovviamente, familiari. Le cronache dicono che arrivò una perturbazione bella cazzuta (tipo acqua alta a Venezia moltiplicata per 50) e per un anno il santuomo si diede da fare nutrendo tutti gli animali, senza dormire una sola notte. Beria sarebbe andata in paranoia nera, visto come protesta per quando io mi sveglio troppo presto.

Gli animali avevano fatto voto di castità, soprattutto conigli e ricci, per evitare un sovraffollamento e qualche brutta storia tra il facocero e la leonessa che sembra avessero una tresca.

Dopo un anno di rottura, il Noè si collegò a FacePapiro e postò “Cedo coppia di animali causa trasloco“: dal monte Arat, Colombella-D’Ulivo-84 clikkò su “like” e rispose “Se sono uccelli li prendo io“, dando luogo ad uno dei più grossi equivoci della storia biblica.

La pianto qui: mi sembra che di stronzate ne ho dette a sufficienza. L’immagine di oggi l’ho scattata l’ultima volta la Cami è stata in barca, vomitando poi l’anima (povera) per ore. A onor di cronaca era per un virus e non per il mal di mare.

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