Mr.Obama, he’s not speaking in my name

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Finalmente è arrivato il raffreddore dell’anno: riesco normalmente a superare indenne tutti gli sbalzi climatici e le arie condizionate più siberiane finché, una o due volte all’anno, tracollo. è successo ieri: mi son sentito una schifezza per tutta la giornata ma non c’è stata comunque pietà e una serie di casini lavorativi hanno fatto bunjee jumping con i miei testicoli fino a tarda serata.

Sto facendo fuori pacchi di kleenex come i piccioni in Duomo si bruciano i semini. Ricordo d’infanzia!

Chi ha già superato il mezzo secolo di presenza in questa amata terra (avessimo anche un Presidente del Consiglio differente sarebbe ancora più amata) può ricordare i tipi che giravano in Piazza Duomo con bustine di granturco (che ti vendevano) per poi fotografarti, agghindato da primo-albero-dopo-la-migrazione, coperto di entusiasti piccioni che ti cagavano addosso. Ovviamente ti vendeva la fotografia, il panno con cui pulirti dalle cagate che irrimediabilmente ti restavano addosso e anche un buono per la lavanderia. Insomma quello che oggi definiamo supply-chain, logistica integrata o filiera corta dei servizi era contenuta in quel semplice approccio di marketing che era la bustina di granturco. Geniale.

Ieri mi son visto con malcelata sorpresa la scena del Berlusca al G8 che andava da Obama e sembrava voler giustificare un prossimo-futuro golpe in Italia, e, nel caso, spero gli vada male, e rimanga solo come un pirla, con Emilio Fede, dinnanzi al colle che voleva conquistare. Mi sa che abbiamo fatto un’ulteriore figuraccia galattica come Paese. è un po’ patetico vedere come un consesso internazionale venga piegato ai propri interessi, strafottendosene dei 60 milioni di italiani che uno dovrebbe rappresentare. Lasciatemelo dire, “Mr. Obama, he is NOT speaking in my name“.

Ora mi direte che io sono di parte. Solo perchè ho goduto come un riccio quando il Bertinotti è andato a fare il Presidente della Camera, ho ancora da qualche parte una tessera del PCI che tengo manco fosse una figurina della Miralanza da collezione e ho insegnato al cane a ululare l’Internazionale, Bandiera Rossa e Bella Ciao? Poi, mi direte sul cane, l’ho chiamato Beria. Alcuni sprovveduti mi chiedono: “Ah, da Siberia, accorciato, ‘Beria’”?. Manco per il cazzo, il nome arriva direttamente come citazione di Lavrenti Beria.

Tramvata di cultura banalizzata in arrivo, allacciate le cinture.

Lavrenti Beria [1899-1953], Georgiano “Sovietico”, fu responsabile della sicurezza e dei servizi segreti, NKVD il futuro poi KGB e attuale FSB, durante lo stalinismo. Anzi, detiene l’invidiabile record di sopravvivenza nella durata in carica: uso “sopravvivenza” perchè era abitudine di Baffone Giuseppe Stalin di far fucilare, deportare, far sparire, vaporizzare o picconare chiunque con una metologia di esaltazione del terrore che ancora oggi ha pochi eguali.

Il curriculum di Beria è di tutto rispetto: durante la seconda guerra mondiale ricoprì anche la carica di Comandante Supremo delle Forze Armate e si distinse sia per le attività repressive antipartigiane o “anticollaborazioniste” dove con estrema facilità faceva uccidere, massacrare meglio, anche popolazioni inermi, è visto come il mandante del Massacro di Katyn. Tralascio i dati sui milioni di morti sovietici durante il quinquennio di guerra per ricordare che il nostro caro Lavrenti è anche il responsabile dell’incremento nell’uso sistematico dei Gulag quale via di controllo della popolazione. Al colmo della sua gloria, guidò anche il progetto di realizzazione della Bomba Atomica delle CCCP.

Subito dopo la morte di Stalin nel 1953, Beria chiarì le sue aspirazioni alla successione e, con un tentativo di sterzata politica degno di uno skipper di Coppa America, provò a guidare una distensione dei rapporti sia interni che internazionali. Non erano pochi coloro che avevano o subito direttamente deportazioni o (i più) avevano visto parenti e amici scomparire nelle oscure del NKVD: Khrushev e Zhurkov (che condividevano il potere con Beria in una troika dopo la morte di Baffone) si allearono contro di lui e con serenità lo processarono. Mezzora dopo veniva giustiziato nei sotterranei della Lubljianka. No, non è un esempio di rapida giustizia anche se se lo meritava.

Ho chiamato così il cane perchè secondo me avrebbe combinato casini pari al suo omonimo predecessore, mentre invece la cagnona, a parte essersi mangiata 2 volte le mie cuffie bluetooth e ancora oggi quando suona il telefono scodinzola e le orecchie si illuminano, è veramente bravissima.

Sono ancora veramente cotto dal raffreddore. La pianto qui per oggi. Sopra ho parlato di piccioni, non ne ho di fotografati, ma beccatevi sto gabbiano che se la spassava un paio di mesi fà dinnanzi all’Opera House di Sydney.

Carpe diem.

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