06:32am Sheik Zaied Rd [seconda parte]

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7:44am. Un mega ritratto di Sheik Zhayed, che fa l’occhiolino sulla bouvette di Cannes, ci segnala che siamo entrati nell’Emirato di Abu Dhabi. La deviazione per Tarif a sinistra interrompe la monotonia del nulla. Qui non ho mai capito la logica commerciale: ci son 3 kilometri circa di negozi o attività commerciali raggruppati per cluster, cosa peraltro tipica un po’ ovunque nella zona. 87 ristoranti attaccati uno dietro l’altro. Beh, dire “ristoranti” è come far vedere una purea di patate scolorita a uno che sta digiunando da 48 ore: significa creare false aspettative. Minimo vi manda affanculo.

Comunque, 87 posti che promettono, dalle due vetrine per un totale di 3 metri lineari, di sfamarvi. Alla faccia della concorrenza: i coccodrilli che aspettano gli gnu sullo Zambesi in confronto stanno facendo la spesa all’Esselunga sotto casa. 41 gommisti, 68 idraulici, 41 che vendono stoviglie, tutti rigidamente attaccati uno dietro l’altro. Vien da pensare che qualcuno nell’ufficio che assegna le licenze commerciali abbia poca fantasia o che faccia un sort solo per categorie merceologiche. Non chiediamoci altro o oltre.

7:52am, Yas Island. Qui i ragazzi locali hanno fatto le cose alla grande. Un circuito da F1 nuovo di pacca con al centro un albergo a forma toroidale. Si, qui mi fermo. Capisco che non tutti abbiano dato l’esame di Geometria-2, ma non sto parlando del bovino con corna e testicoli, ma della figura geometrica tridimensionale: wiki e via, ragasss

Il bello è che il tetto è fatto di pannelli di vetro, leggermente separati per far defluire l’aria calda ed evitare uno spiacevole effetto micro-onde di cottura per cui oltre alla chiave della stanza vi dovrebbero dare due sedani, una carota e una cipolla da apporre nei vari e fantasiosi orifizi per cuocervi come un cappone. Hanno messo anche dei pallini bianchi sui vetri che abbassano comunque il volume di luce e di sera fanno da schermi di proiezione per luci colorate: l’effetto è quello che vi chiedete chi vi ha messo una pasticca di lsd nella minestra di lenticchie.

Passo anche vicino al parco tematico della Ferrari, con la sua copertura a forma di tanga rosso (e qui “ferrari+tanga+rosso” mi garantirà almeno 400 contatti Google nelle prossime 24 ore). Non ci sono ancora stato e non sono molto tentato. Odio i parchi divertimenti, odio i villaggi turistici, odio il fegato alla veneziana, odio il pollo. Il Berlusca mi sta solo “antipatico”, non merita sentimenti più intensi.

La radio adesso è passata da un concorso a premi, farlocco come un tappo di Tavernello (che non ha tappi in sughero) che galleggia in una jacuzzi ad una versione disco-mix di Lady Ga-Ga “Alehandro, don’t call my name, Alehandro, Fernando, Roberto” .. ma si, Mario, Giovanni, Mustafà e Alì già che ci sei.

Prendo una telefonata da Mosca e l’accento di Iveta mi fa sorridere, più dell’argomento della telefonata che è abbastanza triste. Noto che lo schermo del telefono è coperto con un sottile strato di giaccio e comincio a smanettare con i comandi del condizionatore: mi rendo conto che il rumore di reattore di 777 che sentivo dall’inizio del viaggio è in realtà la ventola del condizionatore Riequilibrio sia la temperatura dell’abitacolo, sia la mia capacità uditiva: adesso capisco perché Iveta mi continuasse a chiedere “ты сейчас в самолете?” (“Ma stai chiamando da un aereo in volo?”).

08:04am. Passo Masdar City, ove l’Emirato sta fondando un tentativo “green” ma non nel senso golfistico del termine, e riconosco sulla destra il building HQ: una lenticchia di vetro verde-azzurro di un 25 piani buoni. Piatto come una cimice (lo so, non è un bell’esempio) e perfettamente circolare poggia su una ridotta base e spero che i calcoli strutturali li abbiano fatti con un buon regolo o una folata di sand-storm farà notizia.

Abu Dhabi è un’isola, collegata alla terra ferma da tre ponti principali: fino a sei mesi fa uno di questi era ancora in costruzione e gli altri due, per manutenzione, avevano restringimenti di carreggiata: il risultato era un ingorgo di proporzioni bibliche. Oggi imbocco il Sheik Zayed Bridge: no, non mi son sbagliato, né si tratta di omonimia, lo stesso della foto all’ingresso dell’Emirato. Ha una originale struttura portante a zig-zag che mi fa pensare sia non il risultato di una ardita progettazione ma del tratto di un architetto volto a cancellare il disegno sottostante, preso da qualcun altro come impostazione strutturale e poi tradotta in realtà fondendo 4 computer per i calcolo dei cementi.

08:12am Passo due grattacieli a forma di cetriolo bugnoso e devio verso il Sea Palace per arrivare in ufficio. Qui mi accoglie la solita follia del parcheggio: malgrado a 50 metri dall’ingresso ci siano posti a iosa, tutti si ostinano a parcheggiare in doppia fila oltre ad utilizzare anche il centro della strada. Il risultato è una sorta di puzzle di auto che mostrano gli incastri più creativi. Trovo posto davanti ad un negozio (vedi foto sotto) che ha scelto come insegna “Sanitari e impianti elettrici Tocco di Fantasia”. Mi rifiuto di pensare alla fantasia unita a una presa 220 o un cesso (montato al contrario in un tributo a Picasso?).

Esco dall’auto e subisco lo shock termico del passaggio da 12°c scarsi a 45°c belli umidi. La pressione fa registrare una minima simile ad un giro di qualifica delle RedBull, la massima viene misurata in parsec. Che abbia sbagliato qualcosa nella scelta della professione?

Immiagini di oggi: oltre alla foto del citato cesso dadaista, vi faccio vedere anche il ponte a zig-zag di cui ho parlato sopra.

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