Ho qualche amico o collega che mi incontra e, salutandomi, aggiunge “Si vede che hai un beato cazzo da fare e una fervida fantasia, ma riconosco che mi fai fare due risate con i tuoi post“. Per rendere giustizia su queste e altre informazioni ho deciso di concedermi un’intervista in esclusiva e portare chiarezza su alcuni (molti?) lati oscuri (e qui scatta la citazione come Mennea fuori dai blocchi a Città del Messico: “Rabbia, paura, violenza: sono loro il lato oscuro. Veloci ti raggiungono quando combatti. Se anche una sola volta il sentiero oscuro intraprendi, per sempre esso dominerà il tuo destino. Consumerà te come consumò l’apprendista di Obi-Wan.”: ditemi titolo del film e vi offro una bella insalata di cetrioli con un po’ di pink-salt-flakes che ho portato a casa dal centro dell’Australia). Premetto che questo rischia di essere un post semiserio e quindi palloso: non me ne abbiate e colpite col vostro giudizio sulle stelline in alto.
Perchè scrivi su questo blog invece di dedicarti ad attività ad alto valore aggiunto come puzzle, sudoku o collezione dei gusci di gamberetti da cocktail?
Scrivere mi è sempre piaciuto, sin da piccolo ma è sempre stata un’attività collaterale e sopita (tranne il periodo in cui, ragazzino, ho lavorato in un quotidiano milanese e ogni tanto mi scoprivo l’Indro – non chiedete chi sia, se non lo conoscete non potete capire – dietro le spalle a leggere). Negli ultimi dieci anni ho praticamente smesso di parlare e scrivere in italiano, preferendo la tecnica dei bullet-point in inglese per contingenti motivi professionali. Ho fatto vari tentativi di riprendere ma, solo recentemente, complice una bel trekking in Tasmania, mi ci son messo di impegno e, come stessi preparando un’altra maratona, macino quelle 4-5mila parole alla settimana con una certa facilità. Scrivere è bello, fatelo anche voi: raccontate quello che siete e quello che vedete senza farvi troppe seghe mentali. Non ho certamente obiettivi letterari anche se sto pensando di raccogliere un po’ il tutto in un libro da auto-pubblicare e poi … e poi quando è il tempo giusto vi dirò che ci faccio, ogni tanto un po’ di cazzi vostri non ve li fate, eh?
Dove rubi e copi le storie, che nessuno ci crede che siano vere ma invece inverecondi plagi mascherati da diari di vita?
Tutto vero e originale. Molto spesso manco romanzato: è così che vivo ed è così che parlo. Uso talvolta wikipedia per controllare qualche dato (la sindrome del controllo delle fonti e della precisione sui fatti che l’Indro di cui sopra mi aveva insegnato ad avere), ma sono veramente tutti episodi di vita vissuta da cui traggo poi l’idea per elaborarci sopra qualche storia. Nel 1998 lavoravo spesso a Chicago e adoravo andare a vedere delle performances di teatro d’improvvisazione … oddio, “teatro”: talvolta il numero degli spettatori era inferiore a quello degli attori e la sede era in uno scantinato ben lontano dalla Gold Coast, in un sobborgo sperduto a 40 minuti di taxi da dove stavo. L’esperimento che più mi piaceva seguire era quando ci chiedevano di scrivere su alcuni biglietti quello che ci passasse per la mente, aggiungendo contesto e personaggi: usavano 15 minuti poi per scrivere una trama che consentisse agli attori di recitare, improvvisando, sulla base di quei pezzi di carta. Non mi ricordo adesso se apprezzavo maggiormente la birra che era concesso bersi durante tutta la session o la loro capacità di tessere una trama così velocemente per poi recitarci sopra. Direi che comunque tento di fare quasi la stessa cosa, attingendo però per il 90% alla realtà di quello che vivo quotidianamente.
Cosa farai quando il tuo capo scoprirà che invece di lavorare sulle operations, ti stai invece dedicando a tempo pieno a cazzeggiare sulla tastiera?
Lavoro cira 55 ore la settimana (senza contare il tempo di volo, media di 50 ore/mese), scrivo la sera. Non sono mai stato un party-animal e la sera ho un sonno troio, complice anche lo svegliarmi sempre prestissimo: non amo nemmeno guardare la tv se non per fini soporiferi (mi addormento in 3 minuti qualsiasi sia il programma in onda). Scrivere mi diverte e rilassa molto più di cene o altre attività sociali, complice il fatto che nella quasi totalità dei viaggi che faccio per lavoro sono da solo, e se non avete mai provato a cenare da solo per 10 sere consecutive, non capite perchè sia più divertente esercitarsi nell’uso della lingua italiana. Uso talvolta il tempo in volo per buttare giù qualche appunto (sul fido iPad) che poi sviluppo una volta in camera. Ho due “sounding boards”: da una parte la Cami, che scrive meglio di me e ha veri studi classici in corso. Lei mi valuta stile e contenuti, metrica e prosa: mi da dei suggerimenti tecnici che è come tornare a scuola. Dall’altro lato ho il Pollaio & C., mitico gruppo di leggiadre fanciulle che incontro ogni mattina in palestra (quando sono a Milano). In rigido ordine alfabetico, la Cri, Laura e Monica (“Aspide” nel blog) misurano l’originalità delle mie battute e la criminalità del mio linguaggio. Ultimamente anche MariaGrazia si è aggiunta al Pollaio & C., e anche con lei lo sturm & drang (come cazzo si scriverà) della mia poetica passa le attente critiche della sua cultura.
Hai il dono dell’ubiquità quando ci vuoi far credere che hai scattato foto in tutto il mondo quando invece il posto più lontano dove sei stato è Gropello Cairoli?
Braso un passaporto ogni 12-16 mesi per esaurimento delle pagine, difatti in questura (ufficio passaporti) sono di casa. Amo fotografare da quando avevo 14 anni e in Italia esisteva ancora il dibattito democratico. Mi muovo veramente tanto per lavoro e visitare posti nuovi è una passione che coltivo da oltre 35 anni: quello che vedete l’ho scattato sempre io, senza la pretesa di vincere il Pulizer, ma almeno con la voglia di originalità. Date un occhio a qualche migliaio di mie immagini nel link http://www.vagnozzi.net,.
Perchè hai tolto le pagine “English” e “Mappe e Riferimenti”? Temevi ti si sciancasse una palla dalla fatica a mettere sù qualcosa di un po’ più articolato?
L’idea iniziale era di mantenere un bilinguismo e scrivere anche in Inglese le stesse cose: non ce la faccio, non ne ho il tempo e, malgrado sia opinione comune che parli un inglese eccellente, non lo padroneggerò mai come l’italiano. Comunque, never say never: magari un giorno ho più tempo e più voglia e mi ci metto di buzzo buono. “Mappe e riferimenti” è sempre viva come idea, per dare un substrato di approfondimenti alle minchiate che scrivo ma, anche lì, Tempus fugit, Festina lente sed festina, Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra …. non ce a faccio con i tempi.
Come mai usi la piattaforma WordPress quando hai anche un sito http://www.vagnozzi.net? Ti diverti a inquinare anche il web con le tue minchiate?
Adoro l’idea dell’open-source di WordPress e il tangibile supporto alla democrazia, libertà di stampa e opinione che fornisce offrendo una piattaforma sulla quale il 35% dei bloggers al mondo scrive. Oltre a questo il suo web-frontend e il client per iphone e ipad mi permette di scrivere senza utilizzare nessuno strumento aziendale ed essere, quindi, in un ambito di totale libertà concettuale e rispetto delle policies della società che mi paga lo stipendio col quale vivo. Leggete qualcosa di WordPress su Wiki e divertitevi ad usarlo anche voi per comunicare. Il sito http://www.vagnozzi.net rimane comunque il principale veicolo di pubblicazione delle fotografie (avessi mai il tempo di aggiornarlo, cazzo). Qui mi fermo, ho sforato quasi le 1,300 parole con un argomento palloso e onanistico. Ad majora canamus dunque, ma una spiegazione era dovuta.
Non amo fotografarmi: questa immagine l’ha scattata la Cami mentre eravamo assieme a New York nel Marzo del 2007.


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