Dattero-5 in 3 minuti

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Oggi 3 meeting in 3 posti differenti di Riyadh: la mia indole socialista e populista esce sempre al momento sbagliato. Posso prendere un autista, che mi pascoli tranquillamente tutto il giorno, e che faccio invece? Taxi, come un qualsiasi comune cittadino. Bad move, big mistake.

I dialoghi che riporto sotto sono fedeli trascrizioni da un melting pot linguistico di Arabo, Inglese, Italiano e altro non ben precisato, il tutto interrotto da esclamazioni, invocazioni, bestemmie e preghiere.

Prima Tratta, Taxi: Da Marriot Hotel a Al-Moussa Center. 20 Saudi Riyahls (5€). 26 minuti.

Che la pace sia con te, sei Americano, vai all’aeroporto?“. Che la pace sia anche con te, con la tua auto e soprattutto col tuo tassametro; no, non sono Americano e non vado all’aeroporto, devo andare ad Al-Mousa, vicino alla Al-Faysaliah Tower, ok?. E voglio arrivarci vivo, quindi con una guida tranquilla, hai afferrato il concetto?

Sai che sembri proprio Americano? Di che nazionalità sei?“. Italiano. “ah! Rober De Niro, Danny De Vito e Pavarotti, eh?“. Amico mio, sei un disastro: uno su tre al tiro e ti va già bene che non mi hai citato Il Padrino. I primi due sono americani, non italiani. Senti ma ‘sto tassametro me lo accendi o no? “Amico non funziona, è scollegato. Rotto, da mesi“. Bene, nessun problema per me: niente tassametro niente soldi. Sarà bello farmi portare in giro gratis.

Qui mi preme fare una precisazione: è banale leggenda che la parola “gratis” sia invisa dalle popolazioni medio-orientali per la loro attitudine al commercio e al negoziato. Realtà è che il solo pronunciarla crea sintomi da enfisema polmonare all’interlocutore che, dopo aver ripreso il controllo delle proprie coroinarie, ed espulso giacimenti catarrosi presenti nella sua trachea, si lancia in una jaculatoria di preghiere nelle quali scomoda la propria famiglia fino alla 4 generazione per rimarcare la sua povertà e sottilmente insinua invece che la tua famiglia si frutto di un fornicazione con un camionista sudanese. Attendo la fine delle esclamazioni per ribadire un chiaro no-martini, no-party .. ops no-tassametro, no soldi.

100 Riyahls“. Non voglio acquistare la tua auto, voglio solo andare fino ad Al-Moussa. 10 mi sembrano più che generosi. Intanto ti dispiacerebbe non andare contromano in autostrada? Sai, io sono uno politicamente corretto ma pensare che il mio DNA si mescoli al tuo potrebbe suscitare una certa repulsione. “80 Riyahls“. Amico mio, non ci siamo. Collega il tuo tassametro e poi viviamo entrambi felici e rispettosi delle prescrizioni coraniche. “Il tassametro non serve“. Capisco che sia un orpello estetico: in India ammiravo i presepi votivi a Ghinesh che deliziavano il parabrezza delle auto, ma qui mi sembra ci sia l’invalsa abitudine a tentare di fottermi. Lungi da me l’augurarti qualche brutto momento, anche perchè dalle scheggiature del parabrezza noto che ci hai battuto più volta le tue corna ramificate: facciamo così, io ti do’ 15 Riyahls, proprio perchè l’elemosina è una dei pilastri del vostro credo e io mi son sciroppato i 26 volumi de “La Storia delle Religioni” di Peuch senza più riprendermi. Ok?

25 Riyahls“. Senti, facciamo 20 e non ne parliamo più: tu ci guadagni un 30% sopra la tariffa che dovrei pagare, io sono sereno di non aver scialaquato le risorse (anche perchè la ricevuta manco sai che cazzo sia e ho perso la voglia di litigare col mio ufficio, che ottusamente si sorprende come sia impossibile non ottenere pezze giustificative nei posti dove io viaggio). La tensione del negoziato e palpabile e la mia controparte agisce sulla leva del cambio come se fosse una clava paleolitica. Gli ingranaggi si appellano all’ONU e viene emessa una risoluzione di “no-flies-zone” (che significa che manco le mosche ci volano in ‘sto cazzo di taxi). “Ok, 20” dice il tassista, abbandonandosi poi a congetture sulla mia dubbia paternità.

Arriviamo. Pago con una banconota da 50 e ne ricevo 2 da 10 di resto. Amico mio, mancano ancora 10 Riyahls. “30, avevamo detto 30“. No, 30 sono gli anni di carcere che mi becco se ti salto alla jugulare e mi faccio giustizia sommaria: sii gentile e rispetta gli insegnamenti del profeta. Caccia gli altri 10. Mi mette in mano due pezzi sgualciti da 5 che ritengo abbia usato per abluzioni intime. Non ci salutiamo.

Seconda tratta, Taxi: Da Al-Moussa a Y’Olaya. 14 minuti. 15 SAR.

Termino il primo meeting e, con la felicità di un riccio che ha gli aculei incarniti, mi lancio con un gesto plastico sulla strada, fantasticando di essere ancora a New York dove i taxi sono comodities culturali. Mi carica un tipo che ha la stessa verve comunicativa di Ramsete III: zitto come una mummia, guarda solo avanti e risponde con sommessi brontolii.

Vado ad Y’Olaya, difronte alla Al’Andhalus Mall. Ok? “Mmmmmm“. Bel traffico a quest’ora, eh? “Mmmmmm“. Il tassametro è attivo e mi abbandono al cordiale sottofondo della “Al Quram Radio”: solo versetti coranici cantati con voce monocorde. Ecco, sono arrivato: sarebbe bello tu accostassi per evitare di essere maciullato nel tentativo di uscire e raggiungere il marciapiede. “Mmmmmm“. 13 Riyahls, eh .. facciamo 15: hai percaso una ricevuta? Ricevuta, si quella roba dove uno scrive che ha preso un pirla da un posto all’altro e il pirla ha pagato una transazione economica. “Mmmmmm“. Senti, vedo che sei troppo impegnato, magari facciamo un’altra volta, eh? E grazie per la musica, l’ultima sura era proprio un rock inebriante: l’assolo del mohezzin lo voglio annoverare tra i 10 brani più tosti della stagione. “Mmmmmm“.

Terza tratta: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. BMW X5, interni in pelle umana, aria condizionata e autista laureato a Oxford.

Ammettiamolo: c’è un limite oltre il quale non si può andare. Rientro in albergo per ultimo meeting in totale serenità.

Sopra ho parlato dei taxi di NYC: non trovo più delle immagini di taxi che avevo scattato, ma guardatevi questa nevicata che mi ha accolto nel Marzo del 2007.

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2 responses to “Dattero-5 in 3 minuti”

  1. Andrea Avatar
    Andrea

    Ciao Mau,
    la tua avventura in taxi mi sta accompagnando nel mio viaggio verso casa con un mediocre treno delle care e vecchie FS (che stasera mi sembra un Eurostar 🙂 ) mentre gli altri passeggeri si stanno sicuramente chiedendo cosa avrò mai da ridere davanti al questo PC !!!

    Alla prossima
    Andrea

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Ti ricordi un nostro viaggio ad Atene nel 1998, quando, nel mezzo di un campo, ci dissero “this is the building”?

      Benvenuto tra i lettori!

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