Connessione instabile

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Quando la giornata comincia dopo aver dormito in aereo, prosegue con meeting back-to-back tutto il giorno, si intona con una tempesta di sabbia che fa diventare cremisi la tua ex-camicia bianca e si conclude in una camera d’albergo che stimola il suicidio, dove anche a mezzogiorno devi accendere la luce per vederci, beh … diciamo che ti vien voglia di farti una birra terapeutica, e qui casca il cammello: sono a Riyadh, dry place.

Stamani la notizia dell’uccisione di Osama Bin Laden ha lasciato indifferente la città: mi son fatto una doccia all’arrivo e sulle varie channel news scorrevano le immagini dei festeggiamenti nelle città americane mentre qui manco un accenno durante tutta la giornata, a parte i media locali che rilanciavano la notizia.

Se da una parte si percepiscono segnali verso una “modernizzazione” del regno (atterrando stamani ho visto il nuovo campus dell’università femminile e sono rimasto a bocca aperta), dall’altra il cammino, che muove da una radicata conflittaulità alimentata dal fanatismo verso una convivenza più aperta di differenti istanze, è ancora lungo. I giornali erano già chiusi e quindi non c’è nulla oggi: sarò curioso di leggere gli articoli di domani sulla carta stampata.

Mi son chiesto anche che pensare io di questa caccia che si è conclusa dopo oltre 15 anni. C’è un messaggio che mi piace: quello “non ci si può nascondere all’infinito: prima o poi ti beccano”. Nel caso di terrorismo sono (purtroppo) propenso a lasciarmi andare: prima o poi bisogna beccarli, meglio prima che poi. L’istigazione all’odio, alla violenza, al massacro di innocenti deve essere fermata. Ad ogni costo.

Adesso basta serietà, che sennò mi chiudo gli attributi nel cassetto dalla gioia del contesto.

Trascorro oltre la metà della mia vita in camere d’albergo e ho ormai maturato una certa criticità sulla loro comodità ed efficienza: ce ne sono alcune che provocano dei fischi nelle orecchie di architetti, interior designer e chi altro ha collaborato al misfatto .. fischi per gli accidenti che gli tiro. Lasciatemi condividere qualche esempio.

La Caccia Alla Presa Perduta: hai una clientela che per il 99% è composta da businessman, che lavorano (o cazzeggiano sul proprio blog) anche in camera, ritenendo questo il modo più eccitante e sociale di concludere la serata. Che fare per incrementare la loro felicità? Nascondiamo accuratamente l’unica presa di corrente disponibile alle spalle di una credenza multicassetti in mogano da 2 tonnellate di peso. Cassettiera inutile visto che non disfiamo mai la valigia, ma in compenso quando strisci tipo muro di berlino sotto la mira dei vopos, tentando di ignorare i lamenti agonizzanti della batteria del tuo portatile che sta condannando a morte certa il file excel da 357 formule che avete appena finito .. beh, il paradiso può attendere. Attendere che finiate di bestemmiare.

Lo Spigolo Assassino. Il letto è posto al centro della camera, in modo tale da offrire solo un unico, obbligato angusto passaggio. Il designer si è ispirato alle Termopili e chiama “Leonida” la sua ultima creazione architettonica. All’altezza dello stinco trovate un affilato spigolo che è stato accuratemente lavorato da esperti sadici: quando passate vi falciate lo stinco peggio che in un fallo da ultimo uomo. Il dolore arriva al cervello e vi trovate su un tappeto (persiano) ad urlare “This Is Sparta” solo perchè non sta bene imprecare ad alta voce.

L’illuminazione Braille. C’è chi ritiene che la camera non sia cool se non vi dovete vuovere obbligatoriamente con un bastone bianco. Sono stato in un albergo a Londra un paio d’anni fà e, in pieno giorno, con tutte le luci accese (accuratamente selzionate da un catalogo di lumini cimiteriali), ho perso la valigia nel buio più assoluto e l’ho ritrovata solo utilizzando l’iPhone come torcia.

Il Maledetto Attaccapanni Non Estraibile. Questo è un classico delle gestioni oscuramente micragnose. Sono quegli appendiabiti dove, onde scoraggiare l’asportazione e il furto degli stessi (valore di 0,20 euro quando la camera ve la fanno pagare oltre 200 malgrado la convenzione aziendale), vi sono ingegnosi meccanismi per cui potete staccarli dal supporto solo con una chiave speciale del 12,375 (in dotazione alla NASA, è usata per sbloccare il cesso chimico dello shuttle). Metter sù una giacca è qualcosa che a fronte di rimbalzi e imprecazioni riesce anche, il pantalone no. Il pantalone scorre immediatamente verso il basso cadendo o, peggi, vi si annoda in modo tale che quando lo indossate il giorno dopo i colleghi vi chiedono se avete fatto sesso con un’anaconda.

La Vasca Da Pattinaggio. Mattina, porti con fatica il corpo sotto la cipolla della doccia nella vasca da bagno (magari ci fossero ovunque cabine doccia come al Park di Dubai). Apri il rubinetto e la prima turba pischica ti assale per comprendere come regolare la temperatura: la creatività di chi fabbrica rubinetti andrebbe limitata. Poi succede. Ne hai una vaga percezione mentre i piedi partono e ti ritrovi in aria che manco i De Blasi e Cagnotto della mia gioventù riuscivano a fare. L’atterraggio è devastante e trascini qualsiasi cosa che possa rallentare l’impatto. Pensi lungamente a chi ha costruito la vasca, chi ne ha volutamente curato la sdruccevolezza, chi l’ha scelta, acquistata e istallata. Pensi intensamente alla loro epurazione completa.

La foto sotto l’ho scattata nel giardino del Raffles di Singapore, nell’Agosto dell’anno scorso: fateci una scappata se state girando per l’Asia, è un salto spettacolare nel passato.

4 responses to “Connessione instabile”

  1. Massimo Brunengo Avatar
    Massimo Brunengo

    Chissà che una voce amica possa risollevare il tuo spirito fagiano abbattuto dai tuoi architetti. Certo che è questioni di punti di vista: anch’io la sera “tornavo a casa” in albergo ma, al contrario di te, il convento passava, nella migliore delle ipotesi, due stelle e mezzo o tre. La presa non era un problema: ce n’era una sola con infil(z)ata dentro una presa multipla con infil(z)ata dentro un’altra presa multipla a cui erano collegati due abat-jours, un televisore da 10 pollici, la derivazione di scrocco del vicino e il frigo bar che proponeva stancamente i soliti acqua e wafer. Anche lo spigolo del letto non era un fastidio: non c’era. Il materasso era appoggiato a una branda “tipo naja”. I corridoi poi erano virtuali: come nelle più moderne automazioni di magazzino la branda di cui sopra aveva le rotelle, così il letto si spostava (anche da solo) lasciando libero il passaggio dal lato che serviva. In quanto ad attacapanni e doccia, non erano in dotazione. Ma… tranquillo. Tornerai a casa e, tra fornelli e Gibson, dimenticherai Dubai (sembra il titolo di una canzone di Casadei…)
    Buon compleanno, caro amico (in ritardo), buon compleanno anche a Camilla (in anticipo) e un saluto a Bruna.
    Massimo (di Imperia, di Orietta, del toscano, di Daiano, dei capodanni… insomma, hai capito).

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Grazie Massimo! Un abbraccio!

  2. aspide Avatar
    aspide

    Codadipaglia! volevo sapere se il nuovo campus dell’università femminile ti ha rimasto a bocca aperta per la beltàde delle frequentatrici, certamente vatusse, se hai potuto guardarle negli occhi mentre atterravi!
    😀
    ;-)))
    tua affezionatissima Aspide

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      Cara Aspide, come puoi leggere nel post precendente (Riyadh, KSA), qui anche il pensiero è da tenere a freno. Comunque il campus non è ancora terminato, penso sia inaugurato nello spazio di pochi mesi … ma è una struttura che ti lascia a bocca aperta, credimi!

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