Dopo 4 giorni a Dubai uno ci casca sempre: complice la presenza di parenti/amici/conoscenti o semplicemente la noia (buona compagna delle camere d’albergo), alla fine il motivo per entrare in una shopping mall lo si trova.
Il “retail” è qui celebrato come una religione: si erano appena smorzati i fasti della Mall of Emirates (con la sua pista da sci nel mezzo del deserto) che, malgrado le sorti siano volte al peggio per la giusta punizione dell’assurda bolla speculativa che teneva in piedi l’emirato, si è inaugurata la Dubai Mall che si affaccia sulla piazza delle fontane ai piedi degli 832 metri del Burji Khalifa.
Ho perso ormai il conto delle mall aperte, mi ricordo solo che Deira City Center è stata la prima e mi sembra di esserci passato appena inaugurata nel 1998: la cosa buffa che avevo notato (sia a Dubai, sia a Bangalore dove pochi anni dopo – nel 2003 – stavo lavorando) era la sorpresa/stupore/paura nell’affrontare le scale mobili da parte delle gente del luogo. Non ci pensiamo, ma ci sono popoli che hanno vissuto queste esperienze come se noi fossimo saliti sull’astronave Enterprise!
Per uno avverso allo shopping come me, l’essere costretto ad un giro in questo tempio del consumo è come costringermi a mangiare una frittura di abalone farcito all’aglio (l’abalone, per chi non lo sapesse, è una grossa lumaca di mare – fatevi l’idea di una quaglia – ritenuta in alcuni paesi una prelibatezza: l’ultima volta ne ho masticato a lungo un pezzo sulla costa east della Tasmania, senza particolare soddisfazione), ma anche in questo giro sono stato trascinato e alla fine ho acquistato qualcosa di veramente indispensabile.
Tornerò tra pochi giorni in Italia (e ci rimarrò solo 3 notti prima di partire per Riyadh), orgoglioso possessore di una maglietta verde acido (North Face, fa tono-su-tono con la giacca presa a Sydney – vedi post “Io sono leggenda” su questo) e di una corda con contrappesi per saltare come se fossi Mohammed Alì (il pugile, non il sarcasmo locale, neh! Io sono politically correct … anche perché provate a saltare la corda con vestaglia e ciabatte, abito nazionale di quest’area e poi mi dite).
Un paio di immagini: una è una mucca rosa di pvc, che mi sembra sufficientemente chic anche per un negozio di borse e scarpe, la seconda è lo skyline di Dubai, visto dal creek e vi si può distinguere l’alto siringone del Burji Khalifa.
Ho scoperto che nel “Terrazze” del Park Hyatt hanno la Weiss alla spina: me ne son gustato una pinta cadendo in ginocchio in preda ad una crisi mistica di piacere … domani mattina tocca correre 2 km in più per il peccato di gola.



Leave a comment