Alcuni amici mi definiscono una guida Michelin vivente: riesco a mangiare stupendamente quasi ovunque al mondo, trovando posti dove non ti si scioglie la carta di credito e che propongono comunque varietà di cucine locali, proto-locali o internazionali-rivisitate interessanti. Sono riuscito ad ingrassare in India mentre la mia folta schiera di colleghi americani facevano le conference calls dalla tazza del cesso in preda a dissenterie devastanti (è lì che hanno introdotto il pulsante “mute”, ci si ricorda ancora la sonorità della colite di John).
Rimanendo in India, mi ricordo ancora con ragionata commozione quando ho voluto sfidare l’impossibile e ho chiesto di portarmi in un ristorante vegetariano “really hot and spicy for you guys“: volevo capire cosa si prova quando un indiano definisce “veramente piccante” una pietanza.
Ho vaghi ricordi della serata: con l’antipasto stavo già facendo i gargarismi con la birra Kingfisher (buona, se andate in India compratevela nei negozi per poche rupie e non fate caso all’etichetta strappata: la bottiglia viene riciclata più volte e cambiare l’etichetta è un costo). Per quattro giorni non sono più riuscito a pronunciare la “R” e qualsiasi rotulante: “Where are you” diventava “Whehahe aahhahaeee you” tanto che la gente pensava avessi scoperto i funghi allucinogeni del cardamomo e viaggiavo con occhiali scuri pestando sulla tastiera del pc come fossi Ray Charles.
Ogni tanto mi prendo delle fregature, tipo stasera al Noodle Bar @ Emirates Towers di Dubai: una volta era un posto easy-democratico con i suoi tavoloni, le cameriere cinesi saettanti con uno spacco vertiginoso e una serie di accativanti piatti dove i noodles la facevano da padrone ma si trovava un po’ di tutto.
L’impianto di aerazione del locale fa schifo e quando esci sempri un’aringa affumicata che si è fidanzata con una carpa giapponese. Il servizio è in slow-motion che sembra di essere in attesa dell’avvento del nuovo messia. La qualità degli alimenti mi sta guidando verso una nabucodonosor di acqua minerale a fini digestivi dopo aver consumanto in vena un intero barattolo della mitica citrosodina (cazzo, all’inventore il Nobel dovrebbero dare). Ragassss … cancellare dall’agenda: adesso vado su Tripadvisor e gli lascio una critica da azzerare le stelle anche alla via lattea.
Mi son consolato con un “venti iced-latte” da Starbucks: bella la tazza rossa ….


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