Ci sono momenti che meritano di essere vissuti, anche più volte. Anzi, alcuni momenti meritano talmente tanto di essere vissuti tanto da essere loro stessi “vita”. Altri meritano di essere ricordati per il loro insano ed esagerato insegnamento comico.
Sono oltre trent’anni che viaggio intensamente e “ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi … ” ( “.. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione … E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser… ” e anche qui scatta il premio citazione: un hamburger di cammello in Olaya St. a Riyadh per chi indovina – e non è uno scherzo, lo vendono sul serio). Ho visto e tratto insegnamenti. Ci si riveste completamente prima di tirare l’acqua in un cesso di qualche posto dove state svernando: io sono uscito con pantaloni calati da un cesso dell’aeroporto di Helsinki (tra gli sguardi basiti di compassati viaggiatori nordici), inseguito da un geyser di liquami che tipo “blog” stava guadagnando spazio.
Tentare di discutere con gli addetti all’immigration dei paesi “restricted” che visito (mi spiego meglio: quando prendi un biglietto per andarci ti chiedono se tu sia un war-lord o se il tuo datore di lavoro sia qualche imprecisata organizzazione criminale o cartello della droga). Ho imparato da sempre ad evitare qualsiasi comunicazione verbale o meno che vada oltre il rispondere pedissequamente alle loro domande e a quelle assolutamente identiche che ti ha fatto il tipo 2 metri prima e ti rifaranno altre 7 volte prima di lasciarti entrare nel loro agognato e super-protetto eden. Inutile dissertare sul fatto che controllano me che arrivo in aereo e poi lasciano 18mila kilometri di coste, deserti e montagne completamente aperti e valicabili.
Importante: NON hanno sense of humor, non gliene fotte un cazzo del vostro spirito se mai lo dovessero capire. Qualche mese fa ho visto un americano che alle pedisseque domande (in lingua locale) rispondeva (in inglese): “si, che se voglio porto dentro un gallone di whisky e ve lo metto [vuoto, il contenitore – ndr] su per dove non sbarluscia il sole. Vi abbiamo salvato il culo quando il Saddy voleva venire a mangiarvi in testa e adesso mi strapazzate la minchia in coda per ore” (mi son preso delle licenze poetiche nella traduzione, ma ho rispettato senso e sentimento). Quando in un buon inglese (anche se con lieve accento medio-orientale) lo hanno invitato a seguirli ha cominciato a gridare “Chiamo la mia Ambasciata, brutti cazzoni con un utero di cammella al posto del cervello“: bad move, big mistake. No sense of humor e quando si parla di cammelle il discorso si fa peso. Penso comunque che lo yankee sia riuscito ad uscire dalla cella di sicurezza in meno di 2 giorni (Ambasciata efficiente quella degli US, se siete cittadini di alcuni paesi asiatici vi fanno uscire dopo 30 anni).
Foto di stasera, “beer moment”: e ricordate che malgrado la Foster sia l’unico brand di birra australiana che conosciamo, non è detto che ci sia qualcuno che la beve in Ozzieland!


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